Osteria BIllis: Recensioni, domande e risposte
Siamo tornati all’Osteria Billis dopo aver già pranzato una domenica da loro. Volevamo assaporare anche l’atmosfera serale e non siamo stati delusi: tutto sempre fantastico, dalla location che già ci aveva catturato di giorno ai piatti che abbiamo assaggiato che non hanno mai deluso leaspettative. Il menù non ha infinite proposte a dimostrazione della qualità dei prodotti scelti (di stagione e territoriali). Attenzione particolare volta anche alle allergie. Ho segnalato subito alla prenotazione che ero celiaca e al tavolo mi hanno portato del pane buonissimo e presentato i piatti che avrei potuto mangiare e le varianti che avrebbero potuto apportare ad altri. Anche la prima volta che siamo stati, pur non avendo prenotato, c’erano delle proposte senza glutine e il pane era comunque disponibile senza alcun tipo di problema. Il personale è giovane, sveglio, attento e preparato. Filippo, il maitre, ci ha presentato la carta dei vini in maniera ineccepibile mentre il fratello chef durante la serata è passato tra i tavoli a chiedere come procedesse la cena, un gesto molto apprezzato perché ci ha anche raccontato di di quello che avevamo prenotato, dall’idea alla preparazione. Conto: abbiamo scelto la qualità e un luogo sofisticato perciò qualità/prezzo giusto e onesto. Resoconto finale: non vedo l’ora di tornare!!
Il locale merita. Curato, ben arredato, accogliente. Siamo l’unico tavolo e chiediamo di abbassare un volume di musica molto alto e cortesemente veniamo accontentati. In sostituzione della musica però troviamo il vociare “consistente” di quasi tutto il personale (anche di cucina, con tanto di cappelloda cuoco e mosse di arti marziali) che ci accompagna per buona parte della cena, fino all’arrivo di una coppia di clienti evidentemente abituali che con il loro volume hanno sovrastato anche quello del personale. Per il cambio delle prime posate (lasciate sul piatto) è stata necessaria la richiesta. Durante un passaggio di riordino una posata caduta a terra è stata raccolta e inserita nella cassetta delle posate a disposizione per il servizio. Buono il cibo, ma 25 euri per un piatto di plin Dertona sembra eccessivo. Siamo usciti quasi di fretta, rinunciando anche al caffè. Peccato, perché il locale meriterebbe, e una parte del personale anche, ma l’insieme stona un po’. Forse era una serata “morta”, ma allora sarebbe meglio tenere chiuso…
Capitati per caso in questo locale perché unico aperto in zona ad agosto, ma mai ! Pensare di fare i sofisticati quando la location è davanti alla stazione in un posto squallido! Un menu con pochissime proposte e prezzi senza senso per quello che poierano le portate. Ma poi, visto che volete fare i grandi chef, ma come vi è saltato in mente di servire il polpo su un piatto di legno? Senza parole veramente! E poi porzioni per neonati!!! Per non parlare delle proposte dolce…nella descrizione di un dolce appare “Il coronamento di un lauto pasto”…che fantastica presa in giro ahahahah Ma poi un sorbetto 12€! Incommentabile. E tutto questo servito da uno staff veramente indisponente e tutto tranne che attento al cliente. Voto complessivo: zero totale!
Prenotando con TheFork per le recensioni che buone, arriviamo in questo locale un po' impreparati al contesto (leggi osteria e pensi ad altro ), scoprendo sul posto dei menu degustazione fissi e dei prezzi non proprio alla portata di tutti. Fatta la dovuta premessa,il risultato finale è del tutto insoddisfacente. Personale fin troppo servizievole (non c'è bisogno di riempire il bicchiere d'acqua ogni 5 minuti, senza chiedere se gradita o meno), location buia e scomoda (terrazza sul tetto) con zanzare a farla da padrone. Le proposte dei menù degustazione sono anche accattivanti e originali, ma porzioni esigue da ristorante raffinato, con un rapporto qualità-prezzo di conseguenza basso, visto che alla fine non si mangia nulla di eccezionale.
Recensione Osteria Billis Viale Piave 5 15057 Tortona Alessandria Incipit: In questo locale ho trovato la prefigurazione biologica con i 7 sapori di casa accompagnati dal bello e da esperienze vissute. I nostri sensi sono cinque: vista, olfatto, udito, tatto e gusto. Questi 5 sensici permettono di ascoltare, gustare, toccare, vedere e annusare ma, i sapori sono 7. Dopo l’ultima recensione nella mia generosa Milano al ristorante stellato giapponese IYO del 6 aprile 2022 dove ho rinvenuto i 7 gusti, forse per la troppa mia leggerezza di trasferta nel tortonese per la manifestazione “Assaggia Tortona”, pranzando in un locale emergente on the crest of the wave dalle proposte con piatti creativi e stimolanti ma che non ero riuscito completamente definire e codificare i 7 sapori sono ritornato da “Billis Osteria” per confrontarmi sulla mia ancora non completa conoscenza della cucina su cosa ero o non ero riuscito ad apprendere nell’assaporare alcuni piatti con tendenza verso la filosofia giapponese ma con profondi suggerimenti della nostra cultura gastronomica tradizionale mediterranea. Quello che oggi noi chiamiamo cucina “tradizionale” è il risultato di una combinazione tra cultura e bisogni che ancora procede mescolando realtà e alimenti diversi per ottenere il miglior risultato possibile. Ecco perché il primo pensiero nella visita in questa “Osteria” non deve essere solamente quello di mangiare ma di apprezzare gustando il sapore e l’estetica gastronomica dando al pasto una estensione prettamente esperienziale anche se i gourmands concepiscono diversi piaceri dalla vita ma tra questi nei primi posti rimane la nutrizione. La curiosità e voglia del sapere non ha limiti ritenendomi uno dei baby boomers italiano, in bocca attraverso una lingua esercitata (la mia ha oltre 70 anni) abbiamo la possibilità e il piacere con piatti di qualità, leggere, sentire e giudicare 7 sapori, dolce, amaro, salato, piccante, acido, umani e kokumi. Per merito delle varie risorse agricole coltivate o allevate da artigiani della terra di una volta i gemelli Billi sono portatori di nuovi valori gastronomici, promuovono innanzitutto una cucina ragionata, di riflessione dove tutte le scelte culinarie adottate hanno sempre delle spiegazioni ben delucidate col cuore in sala dal gemello Filippo, food scouting di “products of the land”, trova. Alessandro, cuoco e “shokunin” e, direi quasi apprendista “Itamae”, merito alle rigide e importanti esperienze ha imparato a conoscere le proprietà organolettiche, gustative ed estetiche dei prodotti nonché i migliori modi di trattarli per saperli esprimere al meglio nelle diverse tecniche culinarie; elabora piatti che detestano curiosità ma che il fratello gemello Filippo maître, sommelier con la gentilezza melliflua rende chiaro e intelligibile la composizione del piatto di difficile apprezzamento per chi non è abituato a frequentare ristoranti di buon livello riuscendo ad emozionare l’ospite. Anche qui si parla di rivisitazioni moderne di tecniche sempre esistite, ma a volte con qualche difficoltà di apprezzamento per chi non frequenta posti di ristoro di livello ma umili come l’Osteria Billis. Conversando con un tavolo accanto al nostro di abituali “mangeurs” mi hanno riferito che non hanno mai avuto problemi su del non sapere di cosa aver mangiato sebbene fossero piatti estremamente lavorati e abbastanza impegnativi ma sempre non presente l’artificialità nella preparazione. Arrostire, stufare, saltare, grigliare, friggere, bollire, cuocere a vapore e brasare in questo locale sono ancora presenti. Il sentimento della vita passata nel verde delle campagne si è sviluppato nel corso della loro vita pur mantenendo le loro importanti esperienze nella ristorazione d’alto livello. Ecco spiegato il motivo per il quale questi due gemelli tengono molto alla freschezza e alla qualità del cibo, oltre che all’equilibrio di colori e forme. Se in tanti ristoranti che visito la loro cucina vige la regola per cui in un piatto si deve trovare nuove sensazioni e sapori non reperibili in natura o piatti forti e vibranti la cucina di Billis si fa portatrice dell’ideale opposto, il cibo va gustato il possibile vicino al suo stato naturale, evitando le cotture a fuoco vivo eccessivamente prolungate o elaborate; come mi ha raccontato un celebre chef spagnolo tristellato “La forma ideal de cocinar es no cocinar”. ( Joan Roca del ristorante El Celler de Can Roca) In sala il gemello Filippo grande maestro di accoglienza sa mettere i clienti a proprio agio potendo disporre di una grande cucina e di una pari cantina. PARTENZA. Che cosa posso ancora raccontare se non quello che ho degustato. Vengo alla recensione dei piatti. Esaminando la loro carta porta alla mente storia e tradizione ma, una volta seduti, ci si accorge, scorrendo le pagine, che tra le proposte c’è anche tanta voglia di nuovo e di uscire dai confini locali per avventurarsi in territori diversi. “Nove tra pesci e crostacei “lightly preserved” tra il dolce e salato”. Piatto freshness quality appagante composto con prodotti ittici pescati e commercializzati nella notte in base alla reperibilità tra il nuovo mercato ittico di Genova e sul mercato ittico tra i moderni a livello europeo per qualità freschezza di Milano. Questa proposta di prodotti del mare ha unito olfatto, vista e appagamento al gusto. Filippo ci ha preavvertito che il pesce servito crudo era stato sottoposto ad abbattimento rapido (Reg.CE 853/04); Bravi! Ho chiesto a Filippo cosa suggerisse tra il risotto e il piatto di Pasta fresca di linguine e aragosta; da vecchio milanese ho scelto il risotto, ma con la preghiera di riferire al gemello cuoco che doveva costruirlo bene. Piatto che ho diviso con un collega per poter continuare nella lettura dei piatti. “Risotto rosto Giàun alla Derthortonese”. Dopo la normale attesa dei venti minuti, nella costruzione di questo piatto ho notato la perfetta conoscenza nell’aspergere il riso durante la cottura, ottima mantecatura, grande sostanza al palato, delicato e perfettamente bilanciato con buona sensibilità di Alessandro che l’ha portato in cottura. Al naso, era una magia per chi come il sottoscritto è appassionato a questo piatto ligure/lombardo/piemontese; in bocca mi ha pienamente soddisfatto. Ho rilevato in questo piatto buona attenzione in ogni dettaglio per meglio far apprezzare due prodotti dei colli tortonesi; lo Zafferano biologico Derthonese e l’antico formaggio Montebore. In cucina hanno utilizzato un riso novarese superfino dal policarpo bianco intenso Carnaroli Gran Riserva invecchiato un anno col metodo “dell’Agin” prodotto nella tenuta La Mondina di proprietà della famiglia Guidobono. Questo riso, dalle pregiate caratteristiche qualitative, ha la capacità di amalgamare ed esaltare i sapori degli altri elementi. Passato a un piatto di carne di penna non poteva mancare il “Piccione nei 5 voli”. Definito dal sottoscritto “Il Montrachet delle carni”, è il piatto amato e ambito nelle mie visite sulle tavole dei importanti ristoranti tristellati in Europa. La loro interpretazione è evocazione contemporanea gastronomica sulle cotture del piccioncino d’allevamento. Testa, petto, filetto, coscia e lombi sono protagonisti in questa creatività culinaria sulla variante regionale. Le carni di piccione (quelle di buon allevamento sia ben chiaro) fanno parte dei prodotti ricercati tra i ristoratori stellati e tra i cuochi come Alessandro che entusiasmano nel volerli interpretare e proponendoli cucinandoli con cotture diverse. Coscia: viene cotta con un ripieno delle sue frattaglie (simile alla salsa cibreo) e le cime di rapa. Fi-letto: dopo una attenta frollatura è impreziosito da una salsa delicata e trasparente (colatura di alici di Cetara). Petto: dopo averlo cucinato a bassa temperatura è servito nel suo fondo e insaporito con del peperoncino. Testa: viene fritta con briciole di pane e pecorino. Ho trovato in questa interpretazione gastronomica l’unione virtuale e reale dei sensi completo facendo convivere armonicamente il gusto, il colore e il metodo di cottura senza che uno prevalesse sull’altro. Andiamo avanti. Abbiamo chiuso sulla gran carta con il “Secreto di paleta al tamarindo”. Secreto: un taglio eccezionale del Cedro Iberico de bellota, 100% etichetta nera, ben noto nei ristoranti tristellati e per il grande pubblico una scoperta recente. Proposta di carne con una bontà estrema che abbiamo assaporato lentamente per individuarne il sapore e la qualità. Il “secreto iberico” è una piccola striscia di magro che si trova nascosto (segreta appunto) tra la spalla (paleta) ed il lombo. Una esperienza per le nostre papille gustative per la succosità, consistenza e la tenerezza allo stesso tempo. La preziosa carne viene ulteriormente insaporita con della salsa au jus al tamarindo e con una insalata con il tubero di Topinambur, un ortaggio dalle proprietà digestive, energetiche e diuretiche. Una lineare serie di leggeri dolci ha chiuso la nostra serata. Il vino è sicuramente uno degli alimenti che caratterizzano positivamente l’immagine di un locale soprattutto se lo sai raccontare; qui Filippo da buon storytelling veramente ci ha incantato senza annoiarci e con un bagno di umiltà, ad ogni apertura di una bottiglia, senza usare il linguaggio tecnico del settore con semplici parole ha esposto l’anima del vignaiolo trasferendoci la componente emotiva di come e stato prodotto assieme alle cure del vitigno. Con i piatti di mare ha fatto compagnia un vino bianco autoctono di buona struttura dei Colli Tortonesi; Timorasso Costa del Vento dell’azienda Valter Massa. Un vino bianco che sa emozionare oltre i dieci anni con piena espressione nella sua complessità. In due parole: Grande Vino paragonabile ai celebri Gran Cru della Borgogna della Coôte de Beaune! Con le carni Filippo, che scelto, dalla sua cantina privata (Infernot) in campagna ci ha aperto un rosso piemontese dei Collo Tortonesi. Barbera Rodeo del 2010 prodotto nella azienda vincola Cascina Montagnola. Un vino che non conoscevo ma che ho trovato gradevole e raffinato. Tutte le pietanze esibite nelle varie proposte erano leggere, ordinate e pulite che oltre appagare gli occhi hanno portato sia al nutrimento corporeo sia al nutrimento simbolico e culturale. Nei piatti degustati i sapori erano tutti presenti, perfettamente bilanciati e combinati tra loro esaltandosi a vicenda ma il mio sapere non è riuscito a riconoscere del tutto quali materie prime davano supporto agli altri componenti nei riusciti ed esaltanti piatti. Piatti che definiamo nella nostra cena “Bonne Bouffe” Piccione nei 5 voli e il Risotto rosto Giàun alla Derthortonese. Do un particolare merito all’affiatata brigata di cucina con testa la loro Sous Chef. Puntualizzo che non sono uno shareholder di questo locale ma senza voler fare lo stakeholder merita una visita. Se operasse nella mia Milano lo riterrei uno dei miei landmark per apprendere la sana cucina ossimora dalle creazioni culinarie che mescolano innovazione e tradizione con un contrasto di eccellenza di prodotti e di sapori. Meditate gente meditate…alla prossima!!! PUNTEGGIO SWAPPING: 40 % per la location, 35 % per l’accoglienza, 40 % per la cucina, 35 % per la cantina e 45 % per la “Carte des vins e cépages” ampia e ricca in continua evoluzione specialmente sui Vignerons del terroir.
Il locale è molto bello ma per il resto sconvolgentel unica cosa buona il vino il cibo proprio pessimo sono riusciti a rovinare il pesce coprendo il gusto con una salsa che non centrava proprio niente nemmeno il dolce era all altezzaprezzo da capogiro nonvale la qualità del cibosicuramente esperienza da non ripetere
Della serie partiamo bene….martedì prenoto su TheFork per sabato sera….”prenotazione da confermare” giovedì decido di telefonare per sapere se c’è o non c’è posto….mi rispondono e mi chiedono di ripetergli la prenotazione….mi arriva messaggio della prenotazione ma su TheFork me la cancellano….e 100 Yums ciao….avevochiesto se possibile di cenare in terrazza e mi rispondono “certo”….arriviamo e il tavolo ovviamente è all’interno….scelgo il vino in carta e non ce l’hanno….ok….in 6 prendiamo 1 antipasto e 1 secondo….uno prende 1 primo e 1 secondo….(che è rimasto a guardare mentre noi mangiavamo l’antipasto e poi gli arriva il primo e il secondo a tempo ??)…. Per non parlare del risotto arrostito….che a livello di gusto è soggettivo (anche se di 7 persone manco a 1 è piaciuto…) ma con che coraggio porti al tavolo 20g di riso?? Io in vita mia non ho mai visto una porzione del genere,per un attimo pensavo fosse uno scherzo…. Fatto sta che in 7 con 2 piatti a testa e una bottiglia di vino(senza dolci ne caffè) abbiamo speso 50€ a testa…. Io ne spendo anche 200€ a testa ma qualcosa mi devi dare…. -Location no….(davanti la stazione) -Servizio no….(primo e secondo a tempo) -Vista no….(stazione) -Piatti spaziali assolutamente no Pochi coperti a prezzi alti fanno piacere a tutti ma bisogna essere all’altezza….ridimensionatevi
Cena in terrazza stupenda … subito ti lascia un po’ perplesso la scelta di nn alla carta ma composizioni di menù di 5 portate…. Poi quando inizia nn hai voglia di smettere tutto squisito e servizio impeccabile
Abbiamo festeggiato con amici il mio compleanno sulla terrazza dell'Osteria Billis. L'atmosfera è particolarmente ricercata e il servizio attento ma informale. La formula del menu degustazione è interessante per provare gusti nuovi e non cadere sempre nelle stesse scelte. La carta vini molto interessante efornita. Il prezzo è coerente con la qualità delle materie prime impiegate. Assolutamente da provare prima di cena il loro vicino Bacaro, un bar chiosco carinissimo dove fare gustosi aperitivi in un'atmosfera allegra.
Ci troviamo a cena in questo locale, invitati da amici. Doverose premesse, locali per tutte le tasche ne ho girati, dalla trattoria spartana a ristoranti raffinati, in location prezzolate. Il conto è il risultato di tante varianti ma sul rapporto qualità prezzo c’è pocoda discutere e quello di questo locale è semplicemente :IMBARAZZANTE. Un locale situato davanti alla stazione di Tortona , che propone menù discutibili ( se un piatto di spaghetti allo scoglio coi pesci frullati può essere definito tale, a 25€ tra l’altro ) , menù e dessert a prezzi estremamente elevati per quanto proposto. Per di bottiglia di Pinot portata calda in pieno giugno e con un conto da capogiro nemmeno la cortesia di offrire un caffè o l’amaro. Se si hanno questi prezzi il servizio deve essere pressoché perfetto, idem il cibo soprattutto se si mangia davanti ad una stazione di una cittadina di provincia. Consiglio una profonda autoriflessione , alcuni piatti indubbiamente interessanti e ben preparati ma …siete fuori dalla realtà, ridimensionatevi.